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possesso lodi 2Don Lodi fu ordinato sacerdote nel 1948.

Cappellano a Castenaso, fu mandato a Barbarolo nel 1953 come Vicarius Adiutor di don Ugo Treré  ormai cecuziente e malandato di salute.

A Barbarolo si mise subito all’opera: si dedicò in modo encomiabile ai ragazzi e alla gioventù.

Fece spianare , per ricavare, per ricavare un campo sportivo, un appezzamento vicino alla chiesa.

Nel ricostruire l’edificio corrispondente all’oratorio di S.Rocco, pensò di ricavare al pian terreno la sala parrocchiale e al piano di sopra la scuola elementare.

La sala parrocchiale la userà poi per riunioni, ritiri, cinema, mentre la scuola elementare così vicina alla chiesa gli dava facilità di contatti coi bambini ai fini soprattutto del catechismo.

Prima del bombardamento, l’edificio aveva l’aspetto di una graziosa chiesetta alla quale i parrocchiani erano molto affezionati.

Era una chiesetta molto funzionale; era dedicata oltreché a S. Rocco anche a S. Caterina De Vigri; era la sede della Compagnia del Santissimo Sacramento; ogni anno vi si celebravano le feste dei due Santi Titolari: S. Caterina il 9 marzo e S. Rocco il 16 Agosto.

Don Adolfo diede inizio e incrementò con successo i “ Ritiri di perseveranza” per uomini.

Ogni mese un padre Gesuita veniva su da Bologna per tenere tali ritiri, di sera.

Era veramente edificante vedere tanti uomini, al termine di dure giornate di lavoro, partecipare a questi ritiri: tanti venivano a piedi anche dalle case più lontane della Parrocchia.

lodi calcio 1Don Lodi aveva una fantasia pastorale molto ricca e un grande zelo; riusciva a tenere riunioni, adunanze, nei luoghi più svariati: osterie, garage ecc;  sfruttava tutte le occasioni per portare la Parola di Dio.

Fu anche economo spirituale della parrocchia di Roncastaldo.

Per la zona di Sabbioni intuì l’utilità di un luogo di culto adeguato.

Lo sviluppo dell’edilizia di quella zona non era ancora iniziato ma dovevano esserci già delle avvisaglie tali da indurlo a chiedere all’autorità diocesana di acquistare un appezzamento di terreno in vista di una futura chiesa.

A Sabbioni esisteva sì un oratorio di proprietà del sig. Pietro Gamberini di Anconella, dedicato ai SS. Martiri Fabiano e Sebastiano dove si celebravano alcune SS. Messe.

Ogni anno soprattutto si celebravano due Feste ad onore dei Santi Martiri: l’una il 20 gennaio e l’altra la domenica dopo il 19 settembre: era questa, “ ab immemorabili” , una festa votiva istituita (si diceva9 al tempo in cui infuriava una peste dalla quale la zona di Sabbioni rimase immune.

L’ Oratorio era semplice e grazioso, ma troppo piccolo.

Don Lodi ebbe l’intuizione di pensare al futuro di Sabbioni.

Ma le belle doti, l’intelligenza, lo zelo, le capacità e le energie che possedeva, il grande ascendente che aveva su tutti, specialmente sui giovani, indussero i Superiori a pensare a lui per provvedere alla Parrocchia di Altedo allorchè  rimase vacante per rinuncia del Rev.mo Can. Don Amedeo Lenzi.

Don Lodi che era venuto a Barbarolo con sacrificio per essere accanto ad un sacerdote anziano e cagionevole di salute come Don Luigi Trerè accolse la nomina a Parroco di Altedo con lo spirito di docilità e di obbedienza con la quale aveva accolto ( circa 10 anni prima) la nomina a “Vicarius Adjutor” del Parroco di Barbarolo.

La Bolla Arcivescovile che gli assegnava la Parrocchia di Altedo porta la data dell’8 giugno 1963.

Moltissimi parrocchiani di Barbarolo erano presenti ad Altedo alla sua presa di possesso.

Morì poi nel 1969 il 12 giugno, all’Ospedale Maggiore in Bologna a soli 43 anni, ma il suo ricordo e le sue opere sono ancora ricordate e tramandate alle nuove generazioni.

TESTIMONIANZE DI UN PARROCCHIANO 

Dopo la succinta scheda descritta con estrema precisione da Don Giorgio Paganelli, ritengo sia una bella cosa mettere anche un ricordo personale di chi è stato un parrocchiano di don Adolfo.

Sono ricordi di una giovinezza trascorsa praticamente nel periodo in cui è stato dapprima cappellano, poi abate a Barbarolo fino ad Altedo.
Il ricordo è molto vivo, anche se sono passati più di 50 anni.
Era un vero amico dei ragazzi, e non si è mai risparmiato per il loro bene, sia fisico che spirituale.

prima comunioneIl mio primo ricordo risale quando, piccolo chierichetto, servii la messa nei primi giorni della sua venuta a Barbarolo.
Allora la messa feriale era alle 6 del mattino..!!
Questo era un orario comodo che permetteva ai  braccianti e contadini di assistere alla Messa, per poi iniziare immediatamente dopo il lavoro, e a noi ragazzi di andare a scuola in tempo.

Estate o inverno, caldo o freddo, non intaccavano la presenza al Sacro Rito; in inverno non esisteva "il riscaldamento" per cui era un fatto del tutto naturale assistervi con la stessa temperatura che si trovava all'esterno, compreso il viaggio dalle case anche lontane, in inverno con la neve fresca che si doveva "sfondare"...termine popolare che indicava l'affondare nella neve mentre si facevano i passi.

I ricordi, innumerevoli, riempirebbero pagine e pagine.
Gli incontri al mattino, dopo la messa, nei mesi estivi, per preparare noi ragazzi ai sacramenti.
La cura estrema nello spiegarci il vangelo e i grandi insegnamenti che sono stati pilastri e ancore di salvezza per tutti noi.

La dedizione ai giovani si profuse anche nel sistemare un campo vicino alla chiesa, per farne un campo sportivo, a cui parteciparono un po tutti i parrocchiani, dando al sabato pomeriggio, tempo gratuito per erigere i pali di recinzione e altro.

Una rara foto, qui sotto, ci mostra la semplicità del campo e guardando il giovane sacordote si nota un carisma immenso nel suo sorriso che mai mancava dal suo volto.
(Si ringrazia vivamente Bonafè Vittorio e Peghetti Anna Maria per la gentile concessioone del foto)

Forse qualcuno si ritroverà fra i giovani...e meno giovani qui ritratti.
Seminascosto davanti al n. 5  Bonafè Primo della Canova(ora deceduto centenario..!!)
Poi fra il numero 9 e il n.3  Nannetti Giorgio del Trebbo

Per ingrandire la foto cliccarvi sopra.

don lodi barbarolo 1

Simpatica immagine che mostra in tutta la sua semplicità, uno sport spartano, ma che ugualmente calamitava giovani e meno giovani, nelle domeniche pomeriggio dopo la funzione religiosa.

Memorabili furono i tornei di calcio che non erano assolutamente da meno delle partite attuali; di un tifo genuino fra i vari gruppi sportivi: Loiano, Ca di Bazzone, Lagaro e altri che ora purtroppo non ricordo.

Gli spalti, che era una semplice montagnetta a lato del campo, si riempivano di voci e grida di incitamento.

Famoso il grido "Arbitro venduto !" ogni qualvolta uno del Barbarolo veniva ripreso.

E la famosa cantilena che ancora rieccheggia nella mente:
"Olio, petrolio, sale minerale, per batter Barbarolo, ci vuol la Nazionale"

Oltre al calcio preparò una saletta attigua alla Sagrestia, e vi pose un vero biliardo che per molti anni fu un grande momento di aggregazione; mentre per i più giovani, i ragazzi, il classico "biliardino" posto vicino al campanile.

La sua attenzione non era solo per il calcio, ma per tutti, giovani e anziani.
Non mancava mai di visitare  i "vecchi" della parrocchia.
Come pure a quel tempo, si prodigava per la salute dei ragazzi, facendo modo che i più bisognosi potessero essere inviati nelle colonie estive al mare che il grande Arcivescovo di Bologna, Card. Giacomo Lercaro, aveva organizzato.
Benefici immensi, ricevuti anche personalmente da tale possibilità, in parte anche dovuto alla non buona alimentazione per cause di disagio delle famiglie.

squadra calcio vincitrice torneo 1962Mise in moto la ricostruzione totale della Canonica, che ormai non poteva più farcela, e la costruzione a lato opposto della chiesa del così detto "San Rocco" al posto dell'antica cappella che vi si trovava prima della distruzione operata dal bombardamento americano.

In tale costruzione vi trovò spazio, al piano  terra, il  primo "cinema" di Barbarolo.
Non mancò di rendere vivaci anche le varie zone della parrocchia: Sabbioni e La Guarda.
Ad esse non fece mancare la sua dedizione e attività ludiche.
Portava il cinematografo nelle case, grazie a un proiettore 16mm.
La festa non mancava mai in tali occasioni.


Il piano di sopra (di San Rocco) per diversi anni, venne utilizzato per la scuola elementare, spostata dalla "Valle" a qui per maggiore comodità.
Al momento vi vive una famiglia in affitto.

Negli ultimi anni della sua permanenza a Barbarolo, con il problema dell'abbandono della terra per entrare nelle fabbriche in città, si prodigò per creare un posto di lavoro ad alcune ragazze, formando un piccolo laboratorio di maglieria, grazie alla disponibilità di una magliaia locale ( Ida, che era poi la sorella di Don Giorgio Paganelli), e per diversi anni queste ragazze vi lavorarono, e oltre a un loro primo stipendio, in regola con i contributi, ebbero modo di imparare un lavoro che avrebbe permesso in futuro di poter essere utilizzato in qualche modo.

Don Adolfo, così era chiamato da tutti noi ragazzi....era un predicatore eccezionale, chiamato sempre più da altre parrocchie in occasioni di preparazioni a feste patronali.

Personalmente ricordo le famose "Missioni" che calamitava in chiesa pressochè tutta la parrocchia.
E pochi mesi prima della sua partenza da Barbarolo per Altedo, la predicazione in una parrocchia di pianura, Mezzolara.

Fu un evento molto speciale anche per me, in quanto durante la predica, vedevo vere lacrime scorrere sulle guance dei presenti, e anch'io restai immobile, e il tempo era come si fosse fermato.
Fu una predica di mezz'ora, ma per tutti era come fosse stata di pochi minuti, tale fu l'intensità e la partecipazione.
Mi voleva spesso con se, un po per compagnia e un po per "sicurezza" da parte del padre Gaetano "Gaitanein" chiamato in dialetto bolognese.

Anche il padre fu, per la chiesa, una vera manna.
Aveva un enorme senso artistico e molte sono state le opere di recupero di antiche cornici, capitelli ed altro, oltre a curare tutta l'impiantistica elettrica essendo elettricista di professione.

Poi venne il giorno tristissimo in cui comunicò ai parrocchiani che era stato destinato ad altra parrocchia, ad Altedo.
Vi furono momenti di vero dolore, per tutti; purtroppo nulla valsero le richieste di lasciarcelo, che comitati creati appositamente, portarono in Curia.
La parrocchia di Barbarolo era ormai di pochissime anime e una grossa e difficile parrocchia di pianura era rimasta senza parroco.

Fu ovviamente come una grande promozione, ma per i Barbarolesi, una immensa perdita.

Ricordo la presa di possesso ad Altedo e il lungo corteo che lo accompagnarono da Lovoleto fino alla parrocchiale.
Alcune immagini qui sotto sono proprio di quel giorno.

Grande fu il bene che fece a questa nuova comunità di anime a lui affidata.
Riuscì a stemperare i fortissimi attriti politici prodigandosi per la persona e non per idee politiche.
Mi diceva sempre nei momenti di direzione spirituale:
"Le idee vanno combattute con altre idee, ma la persona deve sempre essere al centro del rispetto e dell'attenzione"

Come a Barbarolo, si dedicò subito ai giovani, creando per loro un piccolo campetto di calcio, e questo fu una grande occasione di vita con loro.
Il suo motto, se così vogliamo chiamarlo era "In ogni famiglia vi sono o giovani o vecchi, amando loro, si amano tutti gli altri" e così fu.

Fece in modo e maniera di convincere mio padre a spostarsi da Barbarolo ad Altedo, trovandogli un lavoro, una casa ampia e moderna.
E così con immensa gioia potei ricongiurngermi con  il mio "maestro" di vita.
Quanti incontri, quanti lunghi dialoghi, quanto bene ho ricevuto e mai viene meno il suo ricordo: in ogni difficoltà mi ritornano sempre alla mente i suoi preziosi consigli, i suoi ammonimenti, le sue salutari "filippiche" quando sbagliavo nell'euforia della giovinezza.

La chiesa di Altedo, pian piano ritornò a riempirsi, grazie alla sua bontà, alla sua dolcezza d'animo, per quanto, senza nulla chiedere, faceva per tutti.
Iniziò anche a costruire l'Oratorio, ma purtroppo il grave male incurabile non gli permise di vedere la fine della costruzione.

Enorme fu il cordoglio e al suo funerale non mancò nessuno, dal parrocchiano alle autorità civili che riconobbero in lui una grande virtù e una statura morale notevole come uomo e come ministro di Dio.

Purtroppo non ebbi modo di essere presente, in quanto i miei famgliari, essendo via per lavoro, mi tennero all'oscuro per non darmi un dolore che avrebbe potuto crearmi dei problemi.

Ringrazio Dio per quanto mi ha dato nella persona di "Dolfino"...don Adolfo....l'abate... (questi erano i delicati nomi che veniva chiamato da tutti noi ragazzi) , il suo ricordo mi accompagnerà per tutta la vita.

 

Raccolta di alcune immagini di don Adolfo Lodi q Barbarolo e del giorno in cui prese possesso della parrocchia ad Altedo.

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Pubblicato: 07 Giugno 2014

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