Cerca nel sito

14Poi andammo dal suddetto Governatore, il quale preparata aveva una colazione sontuosa, ma padre Leonardo non volle prendere altro che cinque cucchiaiate di minestra, ed una sola forchettata di pesce.
Con questo sì parco cibo passò tutto quel giorno.
Alle ore 21 arrivammo felicemente a Tolentino.
In questo viaggio da Loreto a Tolentino volle che lo aiutassi a ricordare tutti i compagni che aveva avuto nel corso delle sue missioni, ed io glielo andavo suggerendo.

Arrivati in detta città, andammo al convento dei padri Osservanti, dove giunto si mise subito a recitare (secondo il suo solito per viaggio)  il mattutino per giorno seguente, ma quando fù alle Laudi, cessò contro il suo consueto, di recitare l'ufficio, dicendo che si sarebbe alzato durante la notte per dire le Laudi.
Questa novità mi fece specie, tanto più che fin dalla partenza da Bologna avevo spesso riscontri della sua poca salute, pichè mi accorgevo che andava peggiorando, e ogni novità mi recava sospetto e timore.

Intanto sopraggiunsero alcuni padri Osservanti, che con particolare loro consolazione si trattennero con lui in discorsi spirituali, ed egli espresse una giovialità ed allegrezza  che mai avevo in lui veduto.
Inoltre si trattenne quella sera con quei buoni servi di Dio in una religiosa ricreazione solita farsi da essi alla sera delle domeniche di Quaresima.
Il che mi cagionò molto stupore per essere egli sempre inclinato al rigore e alla mortificazione.
Alle 11 montammo in calesse e partimmo per Serravalle.

Faceva un freddo così grande che non si può esprimere.
Tutt'attorno c'era molta neve e ghiaccio, ed io vedendolo grandemente abbattuto, temetti molto per lui.
Il vetturono non potè andare a cavallo finchè arrivammo al Ponte della Trave.
Qui il Padre Leonardo celebrò la Santa Messa nella chiesa dei padri Conventuali; poi ritornammo alla Posta, dove avevano preparato un poco di colazione, ma non volle prendere altro che un poco di pane e di finocchio, e quantunque io mi adoperassi perchè prendesse un poco più di cibo vedendolo sfinito dal freddo ed estenuato dai patimenti, non volle ristorarsi di più, e tutto allegro andava dicendo: "sto bene, sto bene".

Si partì dunque dal ponte della Trave seguitando il nostro viaggio, e la sera ad un'ora e mezza incirca di notte arrivammo alle Case Nuove.
Giunti alla Posta, bisognò levarlo di calesse tutto tremante ed agitato da un forte dibattimento; fu subito fatto un gran fuoco per riscaldarlo e appena si riprese volle recitare l'ufficio che non lasciò mai di recitare in tutti quei giorni, nonostante il grande male che soffriva; anzi egli essendo solito recitare ogni giorno varie orazioni, corone ed altre sue devozioni, proseguì sino alla morte  questo pio costume.
Riscaldato che fu, gli prepararono un poco di cena, ma per quanto mi adoperassi per farlo mangiare non fu possibile.
Mi diceva che non poteva, e che assolutamente lo stomaco non lo abbracciava.
Andò a riposare, ma per tutta la notte, non potè prendere sonno; sulla mezzanotte mi chiese di accendere un po' di fuoco perchè era tormentato da un ostinato catarro e mentre lo sollevavo mi disse: "Frà Diego, sto male, sto male".

Al sentire  queste parole, io che mai in tante occasioni avevo sentito dalla sua bocca motivo di lamento, fui preso da compassione e timore tale ch'ebbi a svenire.

on 28 Novembre 2019

Visitatori

Abbiamo 226 visitatori e nessun utente online

Torna inizio pagina