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Prologo: inizio Memorie del Canonico Abate don Giorgio Paganelli

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"Oggi 19 maggio 1980, io don Giorgio Paganelli, parroco di Barbarolo, intraprendo a mettere per iscritto alcune notizie del passato riguardanti i sacerdoti che sono stati parroci a Barbarolo in questo secolo.

Avevo pregato il molto Reverendo don Giovanni Maurizzi, parroco a Baricella, nativo di Barbarolo, di favorirmi per iscritto  quelle notizie che avesse ritenuto utili per la storia della Parrocchia di Barbarolo, da conservare poi in questo archivio.

Don Maurizzi aveva accettato di buon grado, ma venerdì scorso 16 maggio (1980) è deceduto senza avermi consegnato nulla.

Lui, solo lui, orami avrebbe potuto arricchire il nostro archivio di quelle notizie preziose dei primi trenta anni di questo secolo (XX) che nessun altro potrà raccontare.

Io che avevo intenzione di allacciarmi al punto in cui sarebbe arrivato Don Maurizzi per proseguire, cerco di colmare, almeno in parte la lacuna e intraprendo subito a scrivere quanto so di quel periodo di tempo, dato che anch'io sono nato a Barbarolo e qui ho vissuto molti anni.

Sono nato a Barbarolo, località "Trebbo" il giorno 8 marzo 1925.

Era parroco allora Monsignor Adolfo Agostoni.

Venuto qui nel 1892, vi morì il 17 luglio 1925.

Ebbe come Cappellano Don Aldo Zanetti.

E' sopratutto di Monsignor Agostoni che voglio lasciare qualche notizia.

Nei ricordi della mia infanzia e adolescenza trascorsa a Barbarolo c'è ancor viva l'ammirazione, l'affetto e la stima che i vecchi parrocchiani conservavano di Mons. Adolfo Agostoni.

Dicevano: "i poveri della parrocchia li sfamava lui; i braccianti disoccupati li impegnava nelle terre del Beneficio Parrocchiale per lavori di migliorie e di bonifica".

Fu lui a istituire nella zona il salario a "ore", contro il sistema vigente allora (e non solo allora) del salario a "giornata" che comportava la prestazione d'opera dall'alba al tramonto (da buio a buio, come si usava dire) e inoltre fu lui a istituire la busta paga settimanale, contro il malcostume vigente allora (e non solo allora..) di fare i conti coi braccianti e contadini una volta l'anno.

I braccianti che lavoravano nel Beneficio Parrocchiale, ogni domenica mattina, dopo la S.Messa, uscivano dalla casa Canonica con la busta paga, invidiati da tutti.

Uomo dalle grandi intuizioni sociali volle costituire, in Barbarolo, una:

 "Cassa Rurale di Depositi e Prestiti " che avesse come finalità il " miglioramento economico, morale e religioso dei suoi soci mediante operazioni di credito ed atti commerciali, escluso qualunque fine politico "

L'atto costitutivo porta la data del 3 Novembre 1901.

La Cassa Rurale e Artigiana esistente attualmente a Loiano è figlia di quella.

Va ricordato inoltre lo zelo per l'Azione Cattolica, l'amore al Seminario (durante le vacanze estive ospitava diversi seminaristi e chierici bisognosi di aria di montagna.

Anche il Cardinale Egano Righi Lambertini, bolognese, allora fu tra i chierici qui ospitati.

Mio padre, quando mi parlava di Mons. Agostoni, amava ricordare sopratutto le lezioni di catechismo agli adulti fatte con tanta forza e tanta semplicità; lezioni avvincenti che vedevano ogni domenica pomeriggio la Chiesa di Barbarolo piena.

Mi riferiva inoltre, mio padre, che allorchè Mons. Agostoni si recava, invitato, in qualche parrocchia per celebrazioni religiose, la gente non mancava di esternare la propria stima, sentendosi onorati della presenza dell' Abate Agostoni.

Mia madre invece mi riferiva di un certo timore che egli aveva di urtare la sensibilità della gente, per cui preferiva soffrire e tacere piuttosto che intervenire, anche quando diversi uomini, durante la S. Messa, si portavano dietro all' Altare Maggiore e parlando, disturbavano.

Il Cappellano Don Aldo Zanetti era benvoluto per la sua bontà, ma era piuttosto disordinato; prestava, per esempio, denaro della Cassa Rurale senza neppure fare le necessarie regolari operazioni di registro; questo gli causò qualche inconveniente.

Lo stesso Don Aldo Zanetti, si dice, non fu felice nella scelta di un sagrestano (tra l'altro erano due in lizza); vi fu una reazione contro il parroco da parte dell'altro, escluso e di quanti parteggiavano per lui.

Ci fu chi cedette alla cattiveria verso Mons. Agostoni con l'insulto  amaro volgarissimo di imbrattargli la porta della casa canonica di sterco umano.

Fu uno schianto per Mons. Agostoni.

Poco dopo si ammalò e morì qui a Barbarolo il 17 luglio 1925. Aveva 66 anni.

A Barbarolo ne aveva vissuti 34.

I vecchi parrocchiani dicevano che era morto di crepacuore.

Una cosa comunque appare certa che dietro a quel gesto c'era soltanto un gruppetto di sette - otto persone; e ricordo che si diceva che erano poi finiti tutti in maniera maledetta avverandosi con le parole  " nolite tangere metos meos ".

Io non sono in grado di dire nulla, di quelle persone, e che fine abbiano fatto, tranne una; anch'io lo ricordo e non mi pare che abbia fatto una fine che sapesse di maledizione.

E' intressante ricordare che detta persona (così narrano i vecchi) prima del funerale si recò a visitare la salma di Monsignor Agostoni, si mise in ginocchio e chiese pubblicamente perdono.

In questi giorni ho parlato con un'anziana signora: Minarini Venusta vedova Ghini, di 88 anni già compiuti nata e vissuta sempre a Barbarolo.

Essa ricordava con molta riconoscenza l' Abate Agostoni per il bene fatto alla sua numerosa famiglia; ricordava come Mons. Agostoni desse lavoro a suo marito specie nei mesi invernali e come, quando non aveva più denaro, pagasse poi puntualmente in generi di natura; ricordava anche come la sua famiglia fosse beneficata con le offerte denominate " Pane di Sant' Antonio "; un anno ricevette ben "trenta lire", a quei tempi sufficienti per dare da mangiare ad una famiglia, come la sua, per quindici giorni.

 

 

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